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PETIZIONE PER ISTITUIRE
IL REGISTRO DEI TUMORI IN CAMPANIA

Cari amici
Il problema del riciclaggio dei rifiuti non si esaurisce con la costruzione e l’avvio in esercizio di potenti inceneritori. Ci vuole molto di più.
Ci vuole una attenzione che non può essere demandata unicamente al servizio pubblico, è di tutti e di ciascuno la responsabilità di porre maggiore attenzione alla raccolta differenziata, la sola che consente di eliminare i rifiuti, e riciclarne una gran parte, senza creare problemi alla salute della gente nelle aree dove vengono distrutti.
Di questo problema se ne sta occupando in prima persona uno scienziato medico italiano di fama mondiale, il prof. Antonio Giordano, direttore dell’Istituto di ricerche Sbarro, di Filadelfia (U.S.A.), sostenuto anche, per questa azione di informazione, dal Comitato Tricolore per gli Italiani nel Mondo e dal Comitato per gli Italiani all’Estero (COMITES) degli Stati Uniti d’America (presidente per la circoscrizione di Houston: Com. Vincenzo Arcobelli).
Un articolo del settimanale Panorama (vedasi allegato), con una intervista al prof. Giordano, illustra ottimamente la gravità del problema.
Purtoppo i disastri ambientali, e i danni alle persone, di cui si hanno numerose notizie nella Regione Campania, non sono isolati. Quasi tutto il Mezzogiorno d'Italia, isole incluse, è martoriato da disastri naturali e ambientali dovuti all’incuria sia delle singole persone che di diverse istituzioni locali.
A questi disastri ambientali si accompagnano purtroppo spesso anche gravi problemi sanitari dovuti proprio ai rifiuti tossici abbandonati o trattati in modo improprio.
Cav. Roberto Marchesi


Con la presente e mail,
voglio esprimere la mia più piena solidarietà all'iniziativa del Prof. Giordano.
La faccenda dei veleni e dell'aumentata incidenza di tumori in Campania mi sta molto a cuore sia come ricercatrice che come persona direttamente colpita dal fenomeno.
Colgo l'occasione per informarvi della mia storia, nella speranza che possiate suggerirmi cosa fare per aiutarvi nella raccolta di dati clinici e di storie di pazienti e famiglie "avvelenate" dalla mal-politica campana.
Dopo 6 anni trascorsi in USA dove mi sono dedicata con passione e soddisfazione alla ricerca sulle cardiomiopatie genetiche, mi ritrovo ora a Napoli, a causa di un problema familiare disperato, senza lavoro e senza speranza nel futuro.
La mia famiglia vive in provincia di Napoli, tra Marigliano e Mariglianella. Nel lontano luglio del 1995 un incendio (molto probabilmente doloso) ha colpito un deposito di composti chimici proprio a fianco alla casa in costruzione della mia famglia. I rifiuti tossici sono stati ricoperti da un telone, per la cui costruzione la mia famiglia è stata anche "derubata" di una lunga striscia di suolo privato per cui non abbiamo mai ricevuto alcun risarcimento. Il telone ed i rifiuti tossici sono ancora lì ad avvelenare la popolazione che, forse per la troppa ignoranza o per non so per quale altro motivo, non si è mai ribellata in maniera efficace.
La questione dell'AGRIMONDA, così è stato definito il caso, è stata denunciato più volte alla televisione (su "Striscia la notizia") ma senza alcun risultato.
Mio padre è stato colpito da ben 2 tumori:
nel 2009 gli è stato diagnosticato un epatocarcinoma su fegato non cirrotico sebbene affetto da epatite C (un'altra piaga della nostra regione): il tumore era particolarmente aggressivo poichè si è presentato alla fine di uno stretto follow up ecografico a cui era sottoposto in quanto era in terapia (per altro efficace) con interferone. Il tumore si è presentato a distanza di sei mesi dall'ultima ecografia risultata normale quando era già di 5 cm di diametro. Per tale tumore è stato sottoposto ad intervento chirurgico che, grazie all sua forte tempra, ha superato brillantemente.
Ma, mentre era ancora in follow up per l'epatocarcinoma, nell'Agosto 2011 è comparso un glioblatoma di IV grado. Per tale motivo è stato sottoposto a chirurgia, radioterapia e a ben tre diverse chemioterapie, ma senza risultato. Ormai è da più di un anno che mio padre e con lui tutti noi, la sua famiglia, stiamo lottando contro il secondo tumore.
Il tumore lo sta consumando lentamente tra atroci sofferenze fisiche e morali. Vi lascio immaginare lo stato d'animo di me e dei miei due fratelli che ci troviamo a vivere una situazione così dolorosa. Io praticamente non riesco a lavorare più: non voglio più fare il medico poichè non ho più fiducia nella medicina e non posso più fare ricerca (che ancora, nonostante tutto, rimane la mia passione), poichè mi è scaduto l'assegno di ricerca che mi era stato offerto dall'Università di Napoli Federico II e non so dove trovare i mezzi per finanziare i miei esperimenti qui in Italia.
Per fortuna gli Americani sono generosi e mantengo una position di Adjunct Assistant Professor con il Centro in cui ho lavorato negli ultimi anni, nella speranza di poter tornare lì un giorno quando quest'incubo sarà finito.
Le troppe ingiustizie subite a causa dell malpolitica del mio Paese, purtoppo, mi hanno fatto perdere fiducia nel futuro dell'Italia, ma la email mandata dal dott. Arcobelli per conto del Prof Giordano (che spero di poter incontrare un giorno) mi ha dato un po' di speranza e, con i vostro aiuto e la vostra guida, voglio impegnarmi a lottare per la GIUSTIZIA, sia per la mia famiglia che per le altre famiglie che stanno vivendo situazioni simili.
A tal proposito, vi informo che sono a conoscenza di almeno altri tre casi di glioblastoma, oltre quello di mio padre, nella nostra zona: Mariglianella-Brusciano-Nola. Io non sono un oncologo, ma ho letto che il glioblastoma è un tumore abbastanza raro ed avere 4 casi nella stessa zona nello stesso periodo mi sembra un po' troppo. Me lo confermate?
Vi prego di mandarmi informazioni utili al fine di denunciare pubblicamente questi casi.
Grazie infinite per il vostro aiuto e soprattutto grazie per il coraggio che state dimostrando nel denunciare questa orribile situazione.
Raffaella Lombardi, MD, PhD

DOWNLOAD >>> Discariche - quali rischi per la salute (Panorama)


Egr. Prof. Giordano,
Ho letto con molto interesse (due volte) il libro "Campania Terra di veleni".
Un libro che nella semplicità del linguaggio, nonostante gli argomenti trattati siano per "tecnici", che rende bene la situazione in cui ci troviamo.
Le invio una mia breve riflessione che ho scritto dopo la lettura del libro, sperando che trovi qualche minuto per leggerla.
Le auguro buona giornata e buon lavoro. Giovanni Saviello

Abbiamo avvelenato la nostra terra (e noi).
Leggere il libro "Campania, Terra Di Veleni" è stato un pugno allo stomaco, la presa di coscienza, semmai ce ne fosse stato bisogno, di una situazione ormai estrema ed insostenibile, che per cambiare ha bisogno fortemente di uno scatto di orgoglio, di rabbia e di responsabilità da parte di tutti: e questo non solo per i dati presentati da scienziati ed esperti di fama mondiale su riviste scientifiche di rilevanza internazionale (dati di cui il libro presenta una breve sintesi) ma anche per le accuse poco morbide, ed oserei dire, alquanto giuste, di un sistema che ha distrutto (e probabilmente lo sta facendo ancora) la più bella ed importante risorsa che abbiamo: la nostra terra, i nostri incantevoli paesaggi, una parte di territorio che produce prodotti di qualità famosi in tutto il mondo e che ora sputa fuori solo veleni che ci hanno trasformato in cavie da laboratorio, un laboratorio che ha la sua sede "illegale" principalmente tra le provincie di Napoli e Caserta, ma che piano piano cerca di estendersi in tutta la regione. Una guerra combattuta all'aperto, in quei prati ed in quei pascoli che erano il vanto di tutta una regione, ma che continua a lasciare sul campo, ogni giorno, morti e feriti, spettatori paganti di uno spettacolo di cui, ciascuno di noi, è responsabile, perché "per ignoranza, pigrizia o connivenza, abbiamo venduto al diavolo la terrà che ci ha generato" (Alfonso Ruffo). Sotto i nostri piedi sono sotterrate milioni di tonnellate di rifiuti tossici (si stima circa 13 milioni in 20 anni) proveniente da ogni parte d'Italia (Polo Industriale di Porto Marghera ed ENI, solo per citarne alcuni di provata provenienza): si stima che smaltire illegalmente un carico di rifiuti industriali pericolosi costi circa il 90% in meno rispetto ad un corretto smaltimento. E la camorra ha fatto del traffico e dello smaltimento illecito dei rifiuti un business miliardario (nasce da qui la celeberrima frase "a munnez' è ricchez'), con l'aiuto sia di chi doveva controllare e non lo ha fatto (per negligenza?, per connivenza?) e sia di chi ha venduto le proprie terre, ed il futuro dei propri figli e dei figli dei figli, a camorristi senza scrupoli che le hanno utilizzate come cimitero, sapendo benissimo che quelle sostanze che bruciavano e sotterravano, e che hanno inquinato terreni, falde acquifere ed aria, avrebbero mandato al cimitero i propri conterranei. Un inquinamento consistente ed accertato da metalli pesanti come il cadmio, l'arsenico ed il piombo, solo per citarne alcuni, nonché da diossina, policlorobifenili (PCB) ed IPA (Idrocarburi Policiclici Aromatici), sostanze altamente teratogene e cancerogene (International Agency for Research on Cancer). Un disastro ambientale, quindi, che si è tradotto in disastro sanitario riportato anche sulla prestigiosa rivista internazionale The Lancet Oncology (Senior and Mazza, volume 5, settembre 2004). In particolare, i dati pubblicati sulla rivista Cancer Biology and Therapy (Barba et al., 2011) mostrano come in Campania si registri un aumento della mortalità del 9,2% tra gli uomini, del 12,4% tra le donne ed un aumento anche dell'80% di tumori ai polmoni e allo stomaco, linfomi e malformazioni neonatali, mentre altre regioni italiane assistono ad una diminuzione di queste patologie. Lo "studio Bertolaso", il primo e più importante studio epidemiologico ambientale, mostra come le aree più colpite dal cancro e dalle malformazioni neonatali siano anche quelle con maggiori spazi disponibili, mentre le aree che non si identificano con "Il triangolo della morte" descritto da Mazza nel 2004 sul Lancet Oncology ed in cui vi è una minore incidenza di cancro e malformazione, corrispondono ai comuni a maggiore urbanizzazione, che rende conto di una evidenza inconfutabile: la registrazione di questa maggiore incidenza per le patologie sopra elencate non già nei comuni a maggiore urbanizzazione ma quelli a minore urbanizzazione con maggiori disponibilità di zone demaniali, rurali ed agricole, dove poter sversare rifiuti tossici rapidamente e senza poter essere identificati.
Cosa fare?
La bonifica dei territori contaminati è la prima ed imprescindibile condizione da cui partire, se si vuole restituire dignità e speranza a questo territorio e alle persone che ci vivono. Ma sarà altrettanto importante che le opere di bonifica (semmai partano, e questo è un altro aspetto fondamentale, la disponibilità finanziaria) non diventino un ulteriore business della criminalità organizzata e dei camorristi, che pur di fare profitto, sappiamo bene come utilizzino prodotti e processi di scarsissima qualità. Ed è importante capire, però, che la bonifica delle matrici ambientali contaminate risulta avere un duplice effetto positivo, di natura socio-ambientale e di natura economica: rispetto al primo effetto positivo risulta essere significativo l'esempio del Texas, dove, dall'inizio delle opere di risanamento del territorio, le malformazioni sono diminuite del 40%; rispetto alla seconda considerazione, da un'attenta analisi di costi-benefici è risultato evidente che il costo delle bonifiche è di gran lunga inferiore al beneficio monetario che ne deriva, mostrandosi come un ottimo investimento da effettuare al più presto (Guerriero & Cairns, 2009). Anche la prevenzione risulta essere la condizione necessaria, ma da sola non sufficiente, per uscire da questa situazione, attraverso, ad esempio, l'attivazione di un efficace sistema di tracciabilità per la gestione e la movimentazione dei rifiuti da parte delle aziende che sia semplice e trasparente (In principio era il SISTRI - Sistema di controllo della tracciabilità dei rifiuti - che tra false partenze, proroghe e difficoltà delle apparecchiature elettroniche sembra aver fatto un bel buco nell'acqua).
Diamoci una mossa

Voglio concludere questa breve riflessione con una frase di Chiara Graziani, giornalista de "Il Mattino di Napoli" che deve spronarci nel rivendicare la salubrità della terra in cui viviamo:"Se la gente percepisse quanto questa guerra costi a loro, ai loro figli e costerà ai nipoti in termini di salute, forse i forconi li impugnerebbe, una buona volta, per un buon motivo e verso il nemico giusto: i camorristi grandi e piccoli". I nostri genitori hanno sentito il dovere di farci crescere e farci studiare: ora noi abbiamo una responsabilità ancora più grande perché dobbiamo fare di tutto per consegnare ai nostri figli ed ai nostri nipoti un ambiente sano e salubre affinchè possano godere di quella terra e quella natura che ha fatto della Campania uno dei più bei posti del mondo.

Giovanni Saviello

Bibliografia Barba M., Mazza A., Guerriero C., Di Maio M., Romeo F., Maranta P., Marino I.R., Paggi M., and Giordano A. Wasting lives: The effects of toxic waste exposure on health The case of Campania, Southern Italy. Cancer Biology & Therapy 12:2, 106-111; July 15, 2011 Senior K., Mazza A. "Triangle of Death" linked to waste crisis. Lancet Oncology, 2004. Carla Guerriero and John Cairns. The potential monetary benefits of reclaiming hazardous wastesites in the Campania region: an economic evaluation. Environmental Health 2009, 8:28.



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